Dott. Francesco Iarrera - Responsabile UOL AIDAP Oliveri, Referente Regionale AIDAP SICILIA

Emanuela Maccarini non è affatto una bulla che ha causato gravi danni psicologici ad Anna. Basta.

Così ha stabilito il giudice che si è occupato del caso delle farfalle della ginnastica ritmica, ripercorrendo una storia che aveva acceso un faro sui rischi di determinatin comportamenti di sviluppare disturbi alimentari, in ambienti come la ginnastica ritmica.


Sarebbe bastata anche solo una ammenda, per confermare che gli allenatori sono responsabili della prestazione e anche della salute dei propri atleti. Niente di particolarmente duro naturalmente. Sarebbe bastato, non so, condannarla a mangiare un panzerotto alla ricotta, ogni giorno per dodici mesi, lasciando l’ora d’aria a base di sedano e carote, una volta a settimana.


Invece niente. La Maccarini, dice il giudice, ha una sola colpa: “E' stata troppo affettuosa”. E questo eccesso di affetto l’ha fatta scivolare qua e là nella forma e qualche complottista l’ha scambiato per vessazioni, maltrattamenti e induzione all’anoressia.

Sia chiaro, il giudice che ha avuto simile folgorazione non nega che i fatti siano accaduti. Altro che.

E’ vero che all’arrivo in palestra ci si doveva sottoporre al rito del peso, nude. E’ vero che aumentare di cento grammi significava sentire l’affettuosa allenatrice informarsi se il bambino crescesse o se non provassero vergogna per quell’incredibile aumento. E’ anche vero che talvolta il linguaggio della Signora ricordava l'intellettuale Ajax nei “Guerrieri della notte”, come quando disse a una delle ragazze: “Se dimagrisci, ti diminuisce anche il culo”.


Comprendo i miei colleghi che considerano tale sentenza un passo indietro lungo il percorso di prevenzione di disturbi alimentari, la seconda causa di morte nelle giovani donne nel mondo occidentale. Ma sbagliano: si tratta della rivelazione di un moderno metodo educativo, in stile Montessori.

A questo punto non rimane che aspettare. Che qualcuno stabilisca un iter formativo, che spieghi a chi insegna sport, come evitare di disintegrare la vita delle malcapitate che passano per le loro mani, con parole e gesti devastanti. Certo che no. Aspettiamo che le ragazze capiscano che certi atteggiamenti non sono violenza, ma una prova d’affetto e che dunque non hanno alcuna ragione di ammalarsi di anoressia.